Sostenibilità dei sistemi colturali

Autori: 
Non compilato  
Abstract: 
L’indicatore si basa sul presupposto, ben noto e scientificamente assodato, che ad una maggiore diversificazione del sistema colturale corrisponda una minore incidenza degli organismi nocivi sulle colture. La diversificazione non si basa solo sul numero di colture praticate, ma anche su come vengono avvicendate tra loro e sulla presenza e durata di coperture vegetali. Pertanto, esso rappresenta un elemento cardine dell’approccio preventivo alla difesa delle colture. Inoltre, l’adozione di tecniche fisico-meccaniche o biologiche di lotta diretta consente la riduzione dell’utilizzo di mezzi chimici per la difesa delle colture. Dalla sola analisi del numero medio di colture coltivate annualmente nelle aziende per classe SAU e per regione dal 2011 al 2014, emerge un trend positivo per la maggior parte delle regioni,. Questo vuol dire che le aziende agricole italiane stanno diversificando maggiormente i propri sistemi colturali.
Descrizione: 
L’indicatore si basa sul presupposto, ben noto e scientificamente assodato, che ad una maggiore diversificazione del sistema colturale corrisponda una minore incidenza degli organismi nocivi sulle colture. La diversificazione non si basa solo sul numero di colture praticate (parametro 1) ma anche su come vengono avvicendate tra loro (parametri 2 durata (anni) dell’avvicendamento colturale e il parametro 3: composizione dell’avvicendamento colturale: alternanza cereali/non cereali; alternanza colture invernali/estive; alternanza orticole da foglia/da radice) e sulla presenza e durata di coperture vegetali (parametro 4). Pertanto, esso rappresenta la base dell’approccio preventivo alla difesa delle colture (Obiettivo 1, All. III Direttiva 2009/128/CE sull’Uso Sostenibile dei Pesticidi). Inoltre, l’utilizzo di mezzi non chimici (parametro 5) consente la riduzione del ricorso a mezzi chimici per la difesa delle colture (Obiettivo 4, All. III). I dati già disponibili nell’attuale configurazione della Basedati di riferimento, (RICA - Rete di Informazione Contabile Agricola), permettono la determinazione parziale dell’indicatore, limitata al solo parametro 1, essendo rilevato il riparto della SAU per ogni anno di contabilizzazione dell’azienda.
Scopo: 
Evidenziare l’adozione di misure preventive (Obiettivo 1, All. III Direttiva 2009/128/CE sull’Uso Sostenibile dei Pesticidi) e di tecniche di controllo diretto non chimico (Obiettivo 4, ibidem) da parte degli agricoltori.
Stato indicatore: 
Attivo
Azioni PAN: 
A.7 - Difesa fitosanitaria a basso apporto di prodotti fitosanitari (articoli 18, 19, 20, 21 del decreto legislativo n. 150/2012).
RILEVANZA - L'indicatore: 
È di portata nazionale oppure applicabile ai temi ambientali e/o agricoli a livello regionale ma di significato nazionale
È in grado di descrivere il trend in atto e l'evolversi della situazione ambientale e/o agricola
È sensibile ai cambiamenti che avvengono nel settore agro-ambientale
Fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali e agricole, delle pressioni sull'ambiente o delle risposte della società, anche in relazione agli obiettivi di specifiche normative
MISURABILITÀ - I dati utilizzati per la costruzione dell’indicatore sono/hanno: 
Adeguatamente documentati e di qualità nota
Aggiornati a intervalli regolari secondo procedure affidabili
Comparabili e misurabili nel tempo
SOLIDITÀ - L'indicatore: 
Possiede elementi che consentono di correlarlo a modelli economici, previsioni e sistemi di informazione
Principali riferimenti normativi e obiettivi: 
Strategia Nazionale per la Biodiversità (Capitolo ‘Le aree di lavoro – 4. agricoltura’ (p64-74): ha individuato l’importanza della diversificazione colturale per la conservazione della biodiversità.

DPSIR: 
Risposta

Tipologia indicatore: 
Descrittivo (tipo A)
Efficacia delle politiche (tipo D)

Indicatori collegati: 
Agricoltura Biologica Difesa integrata volontaria

Riferimenti bibliografici: 
Comparative analysis of pesticide action plans in five European countries Marco Barzman and Silke Dachbrodt-Saaydeh, Pest Manag Sci 2011; 67: 1481–1485

Eventuali riferimenti web: 
http://rica.crea.gov.it/public/it/index.phpwww

Limitazioni: 
Possibile eterogeneità dei dati relativi a diverse unità territoriali e/o diversa qualità dei dati su base regionale. Le informazioni già disponibili nell’attuale configurazione della Basedati RICA permettono la determinazione parziale dell’indicatore, limitata al solo parametro 1, essendo rilevato il riparto della SAU per ogni anno di contabilizzazione dell’azienda. Nella RICA non si ha notizia di quali appezzamenti vengano occupati da un anno all’altro dalle singole coltivazioni e dunque non è possibile al momento calcolare i parametri 2 e 3. Tuttavia, in un prossimo futuro è previsto il raccordo della BD RICA con gli archivi amministrativi gestiti da AGEA Coordinamento (Fascicolo aziendale), che consentirà di acquisire, per le aziende rientranti nel campione contabile, informazioni utili ad implementare i parametri 2 e 3. Per rispondere adeguatamente anche al calcolo dei parametri 4 e 5 si prevede la raccolta delle informazioni in un questionario ad hoc (per il parametro 4 si conosce solo se la coltivazione arborea è inerbita o meno).

Ulteriori azioni: 
In futuro, la possibilità di raccogliere i dati in maniera più funzionale agli obiettivi del PAN (attraverso un questionario elettronico ad hoc da affiancare alle rilevazioni standard) consentirà il popolamento dei parametri 2,3,4,5.

Fonte dei dati: 
CREA –Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria

Metodologia di raccolta dei dati: 
I dati per il popolamento dell’indicatore è tratto dalla base dati RICA ( Rete di Informazione Contabile Agricola ) La base dati RICA consta di centinaia di aziende agricole in ciascuna regione, distinguibili per tipologia di sistema produttivo e classe d’ampiezza. Il campione RICA garantisce l’inclusione nella rilevazione degli ordinamenti produttivi più importanti nelle singole regioni. L’Indagine RICA è una indagine economica, dal cui campo di osservazione sono escluse le aziende agricole aventi una dimensione economica inferiore ad una soglia di 4.000 euro di Produzione Standard fino al 2013 e di 8.000 euro dal 2014. Le attività produttive svolte dalle aziende agricole vengono regolarmente censite, su base annua, assieme alle tecniche produttive e ai mezzi tecnici impiegati, con un livello maggiore di dettaglio dal 2008; dal 2010 nella RICA italiana sono disponibili anche le informazioni sulla quantità e la pericolosità dei fitofarmaci. Il livello di dettaglio è già molto buono per gli scopi dell’indicatore e può essere facilmente migliorato con informazioni reperibili tramite un questionario elettronico ad hoc. Si propone di definire un panel di aziende ‘tipo’ per ciascuna regione, ordinamento produttivo e classe d’ampiezza aziendale, che rappresenterà il riferimento per il calcolo dell’indicatore. In particolare, si propone di far coincidere le classi d’ampiezza aziendale con quelle definite dalla nuova PAC (<10 ha, 10-30 ha, >30 ha) in relazione alle indicazioni per la diversificazione colturale ed il greening. In futuro sarà valutata la possibilità di utilizzare l’informazione sulla georeferenzazione dei centri aziendali (unità che compongono l’azienda agricola), disponibile nella RICA italiana dal 2010 e per tutta la RICA comunitaria (FADN) dal 2014.

Frequenza di rilevazione dei dati: 
Annuale

Disponiblità dei dati: 
Disponibilità parziale

Unità di misura: 
Numero (n.), Percentuale (%)

Descrizione della metodologia di elaborazione: 
Il valore dell’indicatore è esprimibile con la seguente formula: Diversificazione colturale (DC) = Valore ex post – Valore ex ante. L’indicatore di diversificazione colturale può essere espresso anche in % rispetto alla situazione ex ante, secondo la seguente formula: DC = (Valore ex post – Valore ex ante)/Valore ex ante*100. In entrambi i casi esso rappresenta il valore medio del periodo 2009-2012, articolato per Regione e classe di dimensione fisica delle aziende (<10 ettari; 10-30 ettari; >30 ettari).

Copertura spaziale: 
Nazionale e regionale

Copertura temporale: 
2009-2014

  La stabilità, accuratezza e lunga serie storica della base dati RICA garantisce la piena affidabilità dell’indicatore. In prospettiva (dopo l’implementazione del questionario ad hoc e l’interfaccia con il sistema di georeferenziazione) la qualità dell’informazione fornita dall’indicatore diverrà alta (punteggio = 1 per rilevanza, accuratezza, comparabilità nel tempo e comparabilità nello spazio).



Descrizione dello stato e trend: 
 Il primo parametro, che descrive il numero medio di colture coltivate annualmente nelle aziende per classe SAU e per regione, dimostra un trend positivo per la maggior parte delle regioni, dal 2011 al 2014. Questo vuol dire che le aziende agricole italiane si stanno diversificando. Come ben noto, la diversificazione colturale è la migliore strategia per evitare lo sviluppo di popolazioni incontrollabili di malattie, insetti dannosi e piante infestanti.

Commenti: 
Dall’analisi della Figura 1 emerge un leggero incremento in numero di colture coltivate nelle aziende italiane dal 2011 al 2014, indipendentemente dalla SAU aziendale. I dati dimostrano che aziende più grandi hanno una maggiore possibilità di diversificare le colture prodotte in azienda. Questo trend può essere interpretato come positivo e se confermato negli anni a venire, sarebbe indicazione che gli agricoltori italiani hanno colto il messaggio promosso dal primo principio dell’IPM, cioè, la diversificazione colturale è la miglior strategia per prevenire lo sviluppo di comunità di piante infestanti aggressive o insetti e malattie dannose. In particolare, il numero medio di colture in azienda nel periodo 2009-2014, divisa per regione e per classe di SAU (Tabella 1), evidenzia che le aziende con SAU maggiore hanno una più alta possibilità di diversificare le colture. Alto Adige, Trentino e Valle D’Aosta, Calabria, Liguria e Sardegna, sono le regione dove l’aumento della SAU non risulta in una maggiore diversificazione colturale delle aziende, e dove la diversificazione colturale è mediamente più bassa. In queste regioni le aziende più piccole hanno una diversificazione colturale maggiore o uguale alle aziende più grandi. Nelle zone montane questo si spiega perché sono aziende dominate da prati polifiti e erbai, indipendentemente dalla SAU. Al centro-nord, la diversificazione colturale risulta maggiore soprattutto nelle aziende di grande dimensione (>30 ha), mentre sulle isole a al sud, la diversificazione colturale rimane più bassa in tutte le aziende. Infine, dalla tabella 2 si evidenzia la differenza in percentuale della diversificazione colturale tra il periodo 2011-2014 e 2009-2012. Emerge che le aziende di piccole dimensioni, con minore possibilità di diversificazione colturale, si sono impegnati di più perché ci sono dei piccoli aumenti nel valore della diversificazioni negli ultimi anni, soprattutto in Valle D’Aosta, Trentino e Abruzzo. Per le aziende grandi con una diversificazione iniziale più alto, l’aumento è ovviamente meno cospicuo. Nelle aziende di piccole dimensioni i dati dimostrano un leggero aumento nelle regioni al nord dell’Italia, mentre quelli al sud e le isole sono rimaste invariate. In generale al livello nazionale il tasso di diversificazione colturale è positivo. Sarà interessante vedere cosa succederà negli anni successivi, includendo i dati dopo il 2014, anno in cui oltre all’attivazione del PAN, sono state introdotte le misure della PAC relative al Greening, tra cui quella sulla diversificazione colturale.

Non ci sono allegati.